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Il Consiglio federale ha ingranato la retromarcia sulla vendita di armamenti ai paesi in guerra. Questo, infatti, prevedeva la modifica della relativa ordinanza, annunciata qualche mese fa dal Governo. Una decisione che la NZZ definisce oggi, in prima pagina, "spettacolare". In italiano diremmo: clamorosa.

Non poche lettrici e non pochi lettori di FdR avevano scritto una lettera (una mail) al Consiglio federale quando la notizia cominciò a circolare e a trovare, anche su questo portale, approfondimenti documentati. Queste persone chiedevano al Governo di riflettere su una decisione che ritenevano, a ragione, inaccettabile. 

Prima ancora del lancio dell'iniziativa popolare, è stata la pressione individuale dei cittadini svizzeri a mettere il Consiglio federale di fronte a responsabilità che aveva frettolosamente calpestato, dimostrandosi incapace di "sentire" il Paese reale.

Successivamente, il lancio dell'iniziativa ha fatto la sua parte, producendo nel Governo il timore di essere costretto a ripensare e rivedere in toto la politica commerciale elvetica in materia di armamenti destinati all'estero.

Un timore improvvisamente condiviso dall'industria stessa, che dopo avere piagnucolato con i politici ("dobbiamo potere vendere più armi") ha probabilmente capito che correva il rischio di venderne ancora meno. Si veda, al proposito, l'intervista rilasciata dal capo della Ruag, Urs Breitmeier, alla NZZ.

Quando mi sento chiedere: "Che cosa posso fare io per fermare una guerra?" rispondo sempre: qualcosa puoi fare.

Puoi scrivere, ad esempio. È difficile fermare una guerra, ma è possibile evitare che vada avanti all'infinito, è possibile non esserne complici.

Chi ha scritto al Consiglio federale chiedendo che non autorizzasse la vendita di armi a paesi in guerra ha dimostrato che è possibile resistere con la testa.

Escono malissimo, da tutta questa vicenda, anche le Commissioni della politica di sicurezza del Consiglio nazionale e degli Stati, che avevano ritenuto accettabile la modifica dell'ordinanza.

Resistere. Non è sempre e soltanto necessario recarsi alle urne. A volte basta la penna.

Basta osare la testa.

La stessa che ci dice che anche le armi vendute ai paesi non in guerra finiscono, prima o poi, dentro a un conflitto.

(gianluca grossi)