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Ha trascorso due anni nelle mani di Gheddafi. Da oggi Max Göldi, l'ex rappresentante dell'ABB in Libia, è in libreria con un volume che racconta la sua vita da ostaggio dell'ex presidente libico. Una disavventura condivisa con l'uomo d'affari svizzero tunisino Rachid Hamdani.

La vendetta di Gheddafi. Dal diario di un ostaggio (edizioni Wörterseh) è una ricostruzione in prima persona di una vicenda che ha imbarazzato la Confederazione per quasi 700 giorni.

Le oltre 600 pagine del libro offrono a Göldi l'opportunità di togliersi più di un sassolino dalla scarpa e di formulare più di una critica nei confronti dell'operato delle autorità svizzere.

Ricordiamo. L'arresto di Göldi ebbe luogo il 19 luglio 2008, quattro giorni dopo che la polizia aveva fermato in un grande albergo di Ginevra il figlio di Gheddafi, Hannibal, e la sua consorte, accusati di percosse da due domestici marocchini.

Di fronte a Gheddafi padre, la Svizzera si trova subito confrontata con un personaggio lunatico e imprevedibile, deciso a vendicare l'arresto del figlio, a farla pagare alla Confederazione fino a chiederne, in uno dei suoi caratteristici deliri, la dissoluzione.

Göldi è dapprima convinto che tutto si risolverà in pochi giorni, che si tratti di un malinteso. Si sbaglia: Berna si rivela incapace di gestire la crisi.

Come non ricordare i piani in stile Argo che prevedevano una fuga degli ostaggi attraverso il deserto o chiusi nel bagagliaio di un'automobile.

Come non citare il consiglio dato a Göldi da un attaché militare svizzero: acquisti un Jet Ski e si rechi, con la complicità delle tenebre, in acque internazionali.

A questo punto merita una citazione anche Johnny English, l'agente segreto britannico interpretato da Rowan Atkinson, alias Mister Bean.

Rachid Hamdani fu liberato nel febbraio del 2010. Max Göldi il 14 giugno dello stesso anno, dopo che la Svizzera versò un riscatto di 1,5 milioni di franchi e grazie all'intervento di numerosi paesi dell'Unione europea.

Nel suo libro, Göldi giunge a una conclusione lucida e amara, riportata da un articolo di Lucien Scherrer nella NZZ di oggi: la “piccola Svizzera” dispone di possibilità limitate non soltanto per difendere i suoi legittimi interessi, ma anche per soccorrere (e difendere) cittadini elvetici qualora si trovino in gravi difficoltà all'estero.

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