© 2019 FdR

La nostra auto in panne a bordo strada produce l'esperienza più totale dell'abisso.

Apriamo il cofano e osserviamo il motore senza vederlo: al suo posto c'è una voragine, un precipizio di infinità nera. È l'abisso perfetto: perché da nessuna parte nessuno ha scritto che un giorno la nostra auto resusciterà e che sarà fra le prime, se non la prima addirittura. Potrebbe per sempre restare un ferrovecchio inutilizzabile.

L'unica bibbia scritta per le automobili, la bibbia dei meccanici, è spietata nei confronti dell'anagrafe della lamiera che, se pensata in termini umani, situa la sua vecchiaia avanzata in perfetta corrispondenza con la nostra uscita dall'adolescenza.

La donna di questa immagine mette in relazione due epoche: la sua automobile analogica, testardamente ferma per un guasto, e la rivoluzione digitale del suo smartphone con il quale chiama aiuto. Quest'ultimo, di nuovo, sarà desolatamente analogico (il carro attrezzi), la fattura per la riparazione senza dubbio digitale.

È successo recentemente anche a FdR di restare a piedi e di dovere chiedere aiuto. Un calo di corrente, vale a dire di tensione nervosa, ha precipitato la sua fedele compagna di viaggio in uno stato di shock. Brutta cosa la pressione bassa, peggio ancora quella inesistente.

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Non ho nemmeno aperto il cofano: mi mancavano le conoscenze per la diagnosi. Ho preferito assaporare la sensazione di essere confrontato con lo sconosciuto e di constatare come quest'ultimo, definito anche come ignoto, prenda forme disparate nella nostra esperienza del mondo.

Mi sono chiesto se la metafora, che probabilmente è l'atteggiamento geneticamente indotto in noi esseri umani a dare un senso alle cose diverso da quello che in realtà hanno, non si applichi anche a incidenti (di poco conto: sono scocciature, dai!) come quello occorso alla giovane donna e al sottoscritto.

Che cosa significa essere confrontati con l'impossibilità di capire la causa di un effetto?

Significa, probabilmente, pazientare fino a che qualcuno te la spieghi, in questo caso il meccanico, che nella metafora in noi geneticamente prodotta possiamo calare (e lui stesso ha la possibilità di calarsi) nella parte del filosofo o dell'uomo di fede.

Quest'ultima parte prevederebbe che il meccanico ti spieghi che il fatto che la tua vettura ti abbia abbandonato in autostrada ha un senso superiore alla tua capacità di comprendere e che, un giorno, il tuo catorcio splenderà come nuovo.

E il filosofo? Produrrebbe una riflessione sul tuo essere qui in relazione allo spazio e al tempo. Grazie.

La risposta più realistica (o almeno divertente) te la darebbe (anzi: la dà senza dubbio) il meccanico calato nella parte del meccanico: vediamo di capire dove sarai fra dieci minuti.

Non è una risposta sprovvista della stessa (se non addirittura di maggiore) portata esistenziale (diciamo pure: ontologica) delle prime due.

(g.g.)