La memoria corta_2

© 2018 FdR

Torniamo in Afghanistan, con una descrizione fattuale: dopo l'invasione (o liberazione) militare alleata del 2001, il Paese affondava nell'assenza di una visione da parte di chi aveva cacciato i Talebani.

Le Ong, senza (auto)critica al seguito degli eserciti, come le serve, offrivano corsi di ceramica e di uncinetto per ragazze e ragazzi.

Tuttavia: perché nelle strade di Kabul così tanti bambini facevano la carità, aggrappandosi ai finestrini delle automobili?

Sempre a Kabul, un supermercato aveva da poco inaugurato un reparto che offriva in abbondanza cibo in scatola e gadget vari per animali domestici: cani e gatti. Quelli degli occidentali che avevano bisogno di una compagnia diversa.

Si fermavano automobili con tutte le sigle e gli slogan più blasonati: salviamo questi, salviamo quelli, diritti a destra e a sinistra, sviluppo, progresso, educazione per tutti.

Di giorno (fino alle quattro di pomeriggio, massimo) gli occupanti di queste automobili (blindate) se ne stavano con i poveri disgraziati afgani, la sera (e il week-end) in casa con il cocker, o il gatto persiano che ingrassava a vista d'occhio.

Bastava entrarci e farci un giro, in quel supermercato, per capire dove stava andando (stavano spingendo) l'Afghanistan.

Questa storia è stata raccontata. Non da tutti, ma è stata raccontata.

È un fatto, uno fra i tanti.

Qualcuno ha reagito? Fra quelli che oggi stanno dalla parte dei buoni e strillano e si indignano? Dov'erano?

E chi sta dalla parte dei cattivi e sbraita? Dov'era? Aveva forse la minima percezione di ciò che sarebbe accaduto, che anzi stava già accadendo?

Risposta, e fatto ulteriore: nessuno ha reagito.

Andava di un bene a tutti che andasse così. Che l'Afghanistan finisse a pezzi. Ci stavano facendo un sacco di soldi. (Continua)

(g.g.)