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Gli scontri armati di ieri a Beirut, l'attentato alla moschea shiita di Kandahar, in Afghanistan, oggi. Oltre la lettura geopolitica ne esiste una, non meno importante, filosofica. Ci mette di fronte all'esistenza vissuta al passato: non come riferimento nostalgico, ma come sola rimasta forma di un presente costruito sulla finzione.

La certezza di trovarsi di fronte a uno Stato mafioso, ladro e fallito è comune ai libanesi. Anche la certezza che sull'individuazione delle responsabilità dell'esplosione del 4 agosto del 2020 al porto di Beirut non se ne arriverà mai a una, stessa storia per le bombe e gli assassinii perpetrati con altri mezzi. Per quanto detestati, restano soltanto i partiti politici, che sono anche partiti confessionali, quale riferimento a chi cerca di districarsi quotidianamente nella rovina.

Per alcuni ciò è fonte di ancora maggiore frustrazione personale (come chiedere al boia l'ultima sigaretta), per altri è invece l'origine di un'esaltante (per quanto fallace) autoaffermazione.

Consapevole (per alcuni) o meno (per altri) che sia, l'esistenza in Libano è soltanto la disperata proiezione nel presente di un essere stati privo del passato nel quale ancorarsi. Non è nostalgia: è fiction.

In Afghanistan, nuova bomba in una moschea sciita, a Kandahar questa volta. I Talebani come liberatori del Paese sembrano incapaci di contrastare le forze centrifughe al dichiarato desiderio di costruzione di uno Stato libero di presenza straniera e indipendente. Chi si è fatto esplodere? Un affiliato all'ISIS Khorasan? Probabile. Quanto sta simpatica la minoranza sciita ai Talebani? Poco. Eppure, la domanda passa, per ora, in secondo piano di fronte alla inevitabile constatazione di una gravissima insufficienza in termini di intelligence che caratterizza il movimento. Combattere l'invasore è una cosa, governare con garanzia di sicurezza a tutta la popolazione un'altra.

Agli afgani non resta che l'illusione di potersi aggrappare a un'esistenza già trascorsa, ma senza radici nel passato. Nell'immaginazione e basta. Una nostalgica finzione di esistenza.

In questo fratelli e sorelle con i libanesi, per quanto possa (e per davvero) sembrare curioso, tutto questo.

(g. g.)