Decalogo di questa guerra

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Dieci riflessioni per non perdere la bussola di fronte alla guera alla quale stiamo assistendo in Medio Oriente. Per rispondere alle richieste delle nostre lettrici e dei nostri lettori c'è il Decalogo di FdR.

  1. Il 7 ottobre Hamas è penetrato in Israele uccidendo più di mille persone, la stragrande maggioranza delle quali erano civili. Impossibile che Hamas non immaginasse la reazione di Israele. Tuttavia, Hamas si è ben guardato dal preparare i servizi di emergenza e sanitari della Striscia di Gaza, che oggi dichiarano di essere a corto di (quando non addirittura senza) carburante per i generatori degli ospedali, di materiale sanitario e di molto altro.

  2. Israele ha dichiarato guerra a Hamas (non è la prima volta), ma le immagini raccontano (non è la prima volta) una storia diversa: i civili palestinesi pagano il prezzo. Importa a qualcuno, da qualche parte?

  3. A Hamas le perdite civili palestinesi non importano: le considera, invece, oltre che un sacrificio necessario alla sua “causa”, uno strumento di guerra parallela, quella combattuta sui mezzi di informazione e i social media.

  4. La maggioranza della popolazione israeliana non ha più fiducia nel primo ministro Benjamin Netanyahu, e anzi intende mandarlo definitivamente a casa, se non in tribunale, al termine di questa guerra (sondaggio). Lo ritiene responsabile, insieme al suo governo, di non avere previsto e contrastato rapidamente il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre. Tuttavia, gli israeliani affidano a Netanyahu la risposta militare che Israele sta dando all'attacco di Hamas. Cosa li spinge a credere che il primo ministro non stia tragicamente sbagliando di nuovo?

    La domanda è legittima nell'istante in cui l'Occidente si interroga: perché i palestinesi, da parte loro, non hanno mandato a casa Hamas da un bel po' di tempo?

  5. Le società arabe credono a tutto? Non è ancora chiaro (non lo sarà mai) chi ha provocato l'esplosione all'ospedale Al-Ahli al-Arabi di Gaza. Israele accusa la Jihad islamica, la quale accusa Israele. Ramallah, in Cisgiordania, e le piazze di molti paesi arabi si sono incendiate: la ricerca delle verità in guerra non importa. Importa, invece, la versione alla quale decidiamo di credere. I bombardamenti su Gaza dovrebbero bastare, insieme al massacro del 7 ottobre, a spingere tutti a chiedere che la violenza finisca. Invece no.

  6. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ripete in ogni occasione che la reazione di Israele al 7 ottobre è «una guerra di civilizzazione» che riguarda tutti noi. In questo modo intende saldare la reazione di Israele non soltanto a quella che l'Occidente e gli Stati Uniti ebbero dopo l'11 settembre 2001 e, successivamente, contro lo Stato islamico, ma più in generale a dei valori condivisi. Il Presidente USA Joe Biden, ieri, ha esortato Netanyahu a non compiere gli stessi errori che gli Stati Uniti (e i loro alleati) commisero dopo l'11 settembre. L'Europa è frantumata e, quindi, muta.

  7. L'esacerbazione valoriale dello scontro del Bene contro il Male, dello scontro fra civilizzazione e oscurantismo è una trappola: ci spinge a sospendere l'utilizzo della ragione critica e, di pari passo, a trascurare, sospendere o dimenticare la Storia, per non dire la cronaca. La Storia (o la storiografia) e, insieme a lei, i dispacci giornalistici non giustificano, ma spiegano, illustrano, o perlomeno ci provano. Dimenticare la Storia e la cronaca accumulata negli anni che provengono da quella terra, farlo sull'onda della comprensibile emozione suscitata dai crimini commessi da Hamas il 7 ottobre, ci condannerebbe a una navigazione della realtà sprovvista di ragionamento. Lo stesso vale per chi, piegando la Storia questa volta dalla sua parte, la costringe a giustificare la strage compiuta da Hamas.

    Stiamo assistendo al tentativo di imporre, sui fronti opposti, una lettura ibrida della realtà, della Storia e della cronaca, attraverso una sua poco promettente e generalizzante psicologizzazione.

  8. Nei molti anni che ho trascorso vivendo giorno dopo giorno in quella terra, ho assistito a innumerevoli attentati palestinesi (suicidi ecc.) contro la popolazione civile israeliana. Ho, però, anche visto e raccontato innumerevoli (innumerevoli!) vittime civili palestinesi (moltissimi bambini e giovani, morti o ridotti in stato vegetativo) provocate, in Cisgiordania e a Gaza, dai soldati israeliani, a volte anche dai cosiddetti coloni. Mi astengo, per la pietà dovuta ai morti, dal metterli sulla bilancia.

  9. Gli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre avevano, quale obiettivo, proprio questo: condannarci a ragionare con la pancia e non con la testa. La reazione di Israele contro Gaza ha lo stesso obiettivo. È difficile da scrivere, è forse anche rischioso, ma è così. Quando ragioniamo con la pancia dimentichiamo la Storia e la cronaca, all'interno delle quali soltanto possiamo individuare i torti e le ragioni degli uni e degli altri, mai tutti degli uni, mai tutti degli altri. Soltanto in questo modo potremmo davvero aiutare, noi occidentali, il popolo di Israele e quello palestinese a uscire dalla trappola nella quale si trovano.

  10. Gli israeliani chiedono vendetta per i loro morti e sicurezza per il futuro. Ignorano però che più morti fra i civili di Gaza e di Cisgiordania causerà Israele, più salirà il numero di palestinesi che giustificheranno l'azione di Hamas del 7 ottobre. Quando (e se) Israele potrà dire di avere eliminato Hamas dalla Striscia di Gaza, scoprirà di averlo cementato nella testa dei palestinesi, senza dubbio anche in quella di molti che fino a oggi lo hanno fortemente avversato. Non sarà restato loro nessun altro a cui rivolgersi, a cui pensare. È questo che vogliamo?

Riflessione extra Decalogo: ogni guerra (e quella a cui stiamo assistendo non fa eccezione, incluso l'attacco di Hamas del 7.10) ha quale obiettivo toglierci la libertà di fare e di farci domande.

La nostra libertà, anche e soprattutto di fronte all'orrore, dipende dalle domande che ancora osiamo formulare. Il giorno in cui smetteremo, non saremo più liberi.

(gianluca grossi)

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Decalogue of this war