Non vola una mosca
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Non si sente volare una mosca. Gli iraniani scesi nelle strade del Paese si fanno ammazzare a fucilate e il popolo dei diritti umani, dell’autodeterminazione e della libertà rimane zitto. Quale imbarazzante situazione! Quando sono interrogati sull’Iran, persino gli specialisti, i commentatori e gli analisti di innegabile profilo professionale che hanno duramente condannato la campagna militare israeliana contro la popolazione civile di Gaza, si esibiscono in prodigiose arrampicate sugli specchi. I moti popolari vengono descritti come inquinati e pilotati dalle ingerenze israeliane e statunitensi, con l’obiettivo di provocare la caduta del remime teocratico.
Che tali ingerenze esistano è fuori discussione. Esse, tuttavia, non bastano a spiegare la situazione, a meno di accontentarsi di leggerla attraverso la lente di una drammatica ignoranza.
Lo Stato iraniano è visto come il solo bastione capace di osteggiare Israele e Stati Uniti nella regione e, non da ultimo, come valoroso alleato della resistenza palestinese.
Di fronte a ciò, i giovani iraniani morti sono una quantità trascurabile, persino accettabile, per non dire necessaria.
In quest’ottica, viziata da una posizione ideologica a priori, risulta altrettanto trascurabile il fatto che i vertici politici iraniani abbiano spinto la resistenza palestinese (Hamas in primis) ad abbracciare soluzioni consapevolmente autodistruttive, il cui prezzo viene pagato dalla popolazione.
Riconoscerlo porterebbe allo sbriciolamento di convinzioni che rifuggono il confronto con la realtà.
Ecco perché non vola una mosca.
(gianluca grossi)
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Not a Fly Stirs
