L’orgia e chi guarda
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Governanti, politici, militari, industriali, pubblicisti: avvinghiati in un’orgia sudaticcia e stentorea. Sono inguardabili, ma li guardiamo. Sono inascoltabili, ma li ascoltiamo. Chiedono soldi, e glieli daremo. Un soldino, un soldino! Per i droni. I cannoni. Per le tempeste d'acciaio.
Ansimano e mendicano. Chiedono un ruolo, e glielo concederemo. Vantano il nulla quale solo vanto; l’assenza di idee è la foggia del loro pensiero. L’insufficienza è la medaglia sul petto.
E allora, e allora?, si sente dire, in giro.
Forse che non hanno ragione, anche così lucidi, così madidi, così intenti?
Fiumi di denaro scorreranno. Oh, scorreranno! Presto, presto.
Di già, parole di guerra risuonano nella bocca di chi non sa nulla della guerra. Di chi non ha mai visto la guerra. Beninteso la chiamano difesa. Della patria. Della Svizzera. Non sia mai che si cada inginocchiati.
Li guardiamo prodursi in questo amplesso ostentato, farsesco. Volgare. Sono umani, in fondo. Come-non-capirli.
Ci danno dentro, senza avere il fisico. Che gli importa? Basta così poco. Lo sanno. Otterranno l’applauso, lo strapperanno. Tra i guardoni, non uno terrà le mani ferme o le alzerà in aria, stringendo i pugni.
Non uno fiaterà.
Oh, no!
Sono umani, anche gli astanti. Come-non-capirli.
Si formeranno lunghe file. In attesa, tutti gireranno lo sguardo intorno, dapprima un po’ timidi, ma presto – ben presto! – famelici e sospinti dal furore della cosa giusta da fare, dal fuoco della causa, saluteranno: Anche lei, qui?, diranno. Ma guarda, ma guarda! E tu? Anch’io! Mica potevo starmene a casa.
Un sì collettivo e ancora ignaro risuonerà. Se poi verrà il momento, sarà troppo tardi. Quando avranno capito – perché tutti mangeranno la foglia – vedranno le catene ai loro piedi. Non un lamento si alzerà. Non piangeranno: cominceranno a odiare.
Quel giorno, saranno pronti.
(gianluca grossi)
