Il soldato volante apparso sui Campi Elisi a Parigi oggi fa ridere: ha problemi di equilibrio. Tuttavia, sarebbe sbagliato riderne. Per due motivi.

Il primo: è stato mostrato (con anticipo rispetto alla giornata di oggi) da tutte le testate giornalistiche (pubbliche e private). Con parole incapaci di resistere alla stupefazione, all'ammirazione. L'hanno, invece, assecondata.

L'aggettivo "giornalistiche" è quindi fuori luogo. Costituisce un ossimoro rispetto al significato intellettuale e resistenziale del sostantivo: giornalismo.

La guerra (da sempre) attira l'essere umano nella sua trappola camuffando l'orrore da meraviglia.

Secondo motivo: il soldatino volante anticipa il futuro prossimo. Gli Stati stanno investendo una grande quantità di risorse nell'escogitazione di fantasie che hanno come fine ultimo la trasformazione della guerra in un'esperienza non ancora fatta.

In questo modo stanno rifondando la sua fascinazione. Con metodi diversi rispetto al passato.

Non cambia, tuttavia, nulla.

Non cambia nemmeno il fatto che raccontare la guerra possa davvero servire a evitarla. Anzi a cancellare per sempre la sua pensabilità. Non funziona.