Ossessioni

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Sembra che a giugno il pres. USA Joe Biden si sia incazzato con il pres. ucraino Zelenski (a meno che lo avesse scambiato per qualcun altro, ma per chi?) urlandogli nella cornetta del telefono ciò che FdR avrebbe scritto il 4 luglio in occasione della conferenza di Lugano: che un grazie ci stava. La notizia circola da ieri. È vera o è stata inventata? Nessuno l'ha smentita. Non cambierebbe nulla.

A nessuno piace sentirsi dire cosa deve fare, soprattutto quando ha già fatto ciò che nessuno avrebbe mai osato immaginare. Dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina non esiste uno Stato europeo che non si sia sentito dettare dal presidente ucraino Zelenski, da un suo ambasciatore o dal sindaco di Kiev un elenco di misure da prendere contro la Russia.

Per avere visto due o tre guerre nella mia vita, posso dire che si tratta di una novità.

Mi piacciono le persone comuni, non i governati.

La moglie di un vecchio iracheno che, nel 2003, fu ucciso da un soldato americano a un posto di blocco senza che avesse fatto alcunché, così, ammazzato così, impazzì di dolore: non chiese nulla al mondo, a noi. Si chiuse in una stanza di casa sua (la vidi, la filmai). Iniziò a stracciarsi i vestiti mentre si avvicinava alla porta. Quella donna avrebbe potuto pretendere che almeno giustizia venisse fatta. No. Zero. Sapeva che non sarebbe servito a nulla.

La giustizia è sempre e soltanto selettiva. Chi la sbraita finge di non saperlo, o non lo sa. Cosa è peggio?

Potrei aggiungere una serie infinita di esempi.

Vabbè: direte che il Medio Oriente è lontano e chissenefrega del Medio Oriente.

Un istante, uno solo: potrei scrivere dei cristiani morti ammazzati del Medio Oriente, nei primi anni Duemila, molto prima che arrivasse l'Isis. I preti iracheni non capivano perché gli Stati europei (almeno quelli!) e lo stesso Vaticano li avessero abbandonati a un destino di morte, fuga ed emigrazione.

Sapevano che non sarebbe servito a nulla chiedere, chiedere aiuto, chiedere ancora e ancora.

Zelenski, invece, chiede. Ha capito l'antifona.

A nessuno interessa la sorte dell'Ucraina. Lo dimostrano, per assurdo, i continui richiami alla resilienza, rimbalzati sui social da un capo di Stato all'altro, da un presidente all'altro, incluso quello svizzero. Resilienza, ricostruzione eccetera sono la facciata (consapevolmente assecondata oppure meno, quindi soltanto accodandosi) messa lì a dissimulare un'ossessione che ha contagiato tutti, attraverso un'opera di convincimento o di ricatto che giunge dall'oltreoceano, ma che davvero nulla ha a che fare con le sorti dell'Ucraina e della sua popolazione.

In realtà, si tratta di una duplice ossessione: certamente quella dell'amministrazione americana attualmente in carica nei confronti della Russia, ma pure l'ossessione di quest'ultima nei confronti di quella che potremmo definire la propria sostanza ontologica, che in fondo, in fondo, è un'ossessione e basta, nei confronti della quale la vita non conta, non quella dei russi, non quella degli ucraini.

Che Zelenski continui a chiedere questo e quello, soldi e armi, è, a guardare bene, un fatto trascurabile. Lo è anche l'arrabbiatura (presunta) di Joe Biden.

Zelenski non ha ancora capito, tragicamente, di essere lo strumento di un disegno che egli non vede oppure che non sa decifrare.

O, forse, ha capito tutto.

Ha capito che fin che c'è il disegno c'è anche lui.

(g. g.)

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Un grazie ci stava